1. gennaio 2008

Dal Mulin del Settecento al fotovoltaico degli anni Duemila

L’attività di manifattura dei metalli nel Cusio ha origini antiche, con attestazioni della presenza di peltrai, stagnari e fonditori a partire dalla seconda metà del ‘400. Anche il territorio offre riscontri, come i segni di aree adibite a carbonaia. La presenza numerosa di questi indizi territoriali porta a pensare che le carbonaie non avessero solo finalità d’uso domestico, ma fossero destinate alla manifattura dei metalli. Infatti il carbone prodotto dalla vegetazione era l’unico combustibile leggero che potesse facilmente essere trasportabile dal bosco (a dorso di mulo) fino alla sede della fonderia.

La presenza di molti corsi d’acqua ha favorito l’attività metallurgica, dando energia per il movimento dei torni. Nel periodo compreso tra la fine ‘500 e la seconda metà del ‘700 alcuni di questi artigiani emigrarono in Francia e in Spagna. I fonditori migranti raggiunsero anche la Germania, entrando in concorrenza coi produttori locali. Gli inventari notarili della Riviera, redatti soprattutto in fase di successione, riportano vari oggetti: candelieri, alari, lucerne in ottone, scaldaletti e pentolame in rame, boccali, bricchi, piatti, lampade comuni, posate e altri utensili della quotidianità, forgiati in peltro, segno questo di un mercato locale di questi manufatti. Insediamenti di “fusine” destinate alla lavorazione di lattoneria, stagno, ottone e peltro, costruite su modello di quelle valsesiane, che sfruttavano in particolare la forza motrice dell’acqua, sono testimoniate almeno dal ‘700. Visualizza l'intero comunicato

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